san gregorio in caslino

Festival San Gregorio - IV EDIZIONE

Potete esplorare San Gregorio nella Galleria Fotografica, nella Galleria Video e nel Libro. In alternativa potete visitare la chiesa durante uno degli eventi in programma.

Sovra le ridenti colline che separano il Piano d’Erba dalla Valassina e propriamente a Nord di Incino, siede quasi solitario abituro il vago paesello di Caslino. Lo salutano a mattina i poggi di Canzo e di Castelmarte, a sera i monti di S. Salvatore sopra Erba, al mezzodì gli arride il piano d’Erba, il lago d’Alserio e parte della magnifica Brianza, finalmente a settentrione lo chiude la catena montuosa della Valassina… 

…Recherà certamente meraviglia che un sì umile ceppo di case ricordi un’altissima origine, e conservi preziose memorie degne d’essere registrate a lustro dei patri studi.

(C. Annoni)

Domenica 3 settembre 1995 visitai per la prima volta l’oratorio di San Gregorio: avevo 10 anni e avevo visto quella piccola chiesa, di fronte al cimitero, sempre chiusa. La mia esperienza e i miei ricordi di quel luogo erano legati allo scivolo ed all’altalena del parco adiacente, con cui giocavo dopo essere andata a trovare mio nonno. Vicino al parco giochi c’era (e c’è ancora) un gran bel prato circondato da cappelle dove, ci avevano raccontato le maestre, erano state ritrovate delle tombe, forse di origine romana. Caspita! A Caslino c’erano stati i romani! Ero davvero stupita…

Ma come mai proprio quel giorno quell’apertura straordinaria di una chiesa abbandonata, in cui da tempo non si celebravano più messe? Il 3 settembre è il giorno dedicato a San Gregorio Magno ed è anche la festa di Caslino: in quell’occasione furono presentati gli interventi di restauro che terminarono l’anno seguente e che avevano riguardato anche l’interno dell’edificio. I restauratori inizialmente e noi, il giorno dell’apertura, fummo di fronte ad una sorpresa: sotto l’intonaco erano stati ritrovati degli antichi affreschi.

Di quel giorno ricordavo un colore rossiccio sulle pareti, colore che prese forma più di dieci anni più tardi, quando entrai una seconda volta in San Gregorio (nel corso di quel tempo, nonostante i lavori svolti, l’oratorio tornò ad essere quella chiesa sempre chiusa di fronte al cimitero e vicino al parco giochi). Erano gli anni dell’università, del biennio magistrale in Storia e Critica dell’Arte, ed era giunto il momento di iniziare a pensare all’argomento della tesi di laurea. Mi si aprì un cassetto della memoria che, per lunghi anni, era rimasto chiuso (probabilmente anche a chiave!): a San Gregorio c’era qualcosa… c’era una piccola pagina della storia dell’arte che nessuno aveva ancora scritto.

Telefonai a don Carlo e, quando entrai in San Gregorio, i ricordi di quel 3 settembre del 1995 si fecero più vivi e la decisione venne presa: dedicai i mesi successivi alla scoperta degli affreschi cinquecenteschi e del loro autore (il quasi sconosciuto Lazzaro Gerosa), allo studio delle cappelle esterne (realizzate nel Settecento) che avevano dato avvio ai lavori di restauro degli anni Novanta (in quanto rischiavano di crollare sulla strada) e all’analisi dei documenti d’archivio. Un percorso affascinante che mi ha permesso di ricostruire e scrivere la storia di questo edificio del mio paese, testimone della cultura artistica e religiosa di un’area periferica e tesoro ancora oggi da riscoprire, conservare e tutelare.

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